Manifesto dei giovani a sostegno di Enrico Letta

Scritto il 6 ottobre 2007 da Redazione
Categoria: Primarie 2007 Lascia un commento

Il nostro momento è questo

Siamo una nuova generazione.

Siamo cresciuti negli anni in cui sulle macerie di Tangentopoli è nata una Seconda Repubblica che ancora oggi non ha risolto molti dei problemi imputati alla Prima: l’incapacità di decidere, una classe dirigente vecchia e chiusa, un paese bloccato e fermo mentre tutto intorno il mondo cambia.

Siamo cresciuti negli anni in cui il crollo delle ideologie ha lasciato spazio, nella politica, non a visioni del mondo più ambiziose e concrete, ma al piccolo cabotaggio di una politica spettacolo in cui tutto è finzione e nulla è serio.

Siamo cresciuti negli anni in cui il tracollo del bipolarismo non ha segnato la fine della storia, ma anzi il ritorno radicale al confronto anche militare tra le potenza, fino all’incubo di nuove guerre di religione.

Siamo cresciuti. E siamo pronti a fare. Perché non vogliamo più attendere. Non vogliamo attendere che qualcuno risolva i problemi per noi, non vogliamo più attendere che qualcuno ci dica quando sarà il nostro turno. Questo è il momento giusto per agire. Questo è il momento giusto per uscire dalle nostre scuole, dalle nostre università, dai nostri luoghi di lavoro, dalle nostre case, per uscire, parlare ai giovani come noi, coinvolgerli nella nostra sfida. Questo è il momento giusto per scuotere le coscienze. Questo è il momento giusto per ascoltare le domande della gente. Questo è il momento giusto per dare risposte nuove. Questo è il momento giusto: per partire ed iniziare, insieme, il cammino verso il futuro.

Il paese che vogliamo. Più opportunità per la società

Vogliamo un paese che apra opportunità eguali per tutti, ma premi il merito di chi più si impegna e di chi più è capace. Vogliamo un paese che fa spazio all’innovazione e quindi al ricambio. Vogliamo un paese che dichiara guerra alle caste, alle corporazioni chiuse, alla cooptazione permanente.

Vogliamo un paese che faccia spazio al merito, non solo nel ricambio delle classi dirigenti. Vogliamo che la meritocrazia prevalga nei contratti di lavoro, nel mondo delle università, ancora oggi dominate da imbolsiti baroni della cattedra. A partire dalle università, chiediamo l’abolizione dei concorsi pubblici per l’assunzione dei docenti e aumenti contrattuali legati alla ricerca prodotta e non alla semplice anzianità. Vogliamo che il principio meritocratico entri nelle pubbliche amministrazioni.

Vogliamo un paese capace di guardare al futuro senza paura. E’ che perciò dia incentivi ai giovani che vogliono costruirsi una vita indipendente anche attraverso canoni di locazione o mutui agevolati; un paese che sostenga la nascita di nuove famiglie, capace di offrire servizi ed aiuti concreti alle madri ed ai padri lavoratori.

Vogliamo un paese che incentiva la mobilità sociale senza precarietà. Diciamo sì alla proposta di un contratto unico con livelli di protezione sociale crescenti nel tempo. Diciamo sì all’abolizione dell’articolo 18 per i primi tre anni di occupazione, se questo consente di stabilizzare più giovani nel tempo. Diciamo sì al protocollo sul welfare, oggi messo a rischio da una sinistra massimalista e parolaia, ma che costituisce un primo passo verso un nuovo patto tra le generazioni.

Vogliamo un paese che educhi i giovani a perseguire tenacemente le proprie passioni ed a lottare per la realizzazione dei propri sogni, attraverso la dedizione allo studio e al lavoro. Applicando ad esempio il prestito d’onore. Un sostegno a chi studia con profitto, con la condizione di restituirlo una volta che il giovane ha trovato un’occupazione. Vogliamo abolire il valore legale del titolo di studio.

Vogliamo un paese che qualifichi meglio la spesa pubblica pagata dalle nostre tasse. Indirizzandola maggiormente verso la ricerca, l’innovazione, gli investimenti nelle reti materiali e immateriali.

Vogliamo un paese che faccia suo il principio della salvaguardia dell’ambiente e della tutela della salute degli individui, promuovendo lo sviluppo sostenibile, l’uso di energie rinnovabili e politiche di risparmio energetico.

Il Pd che vogliamo. Più opportunità per una nuova classe dirigente

Vogliamo un Pd che non sia governato da un senato di oligarchi sessantenni. Vogliamo un Pd che promuove davvero, sul campo, il ruolo di una giovane classe dirigente. Non ci interessa la riserva protetta di una federazione giovanile, ma la possibilità di fare esperienza nei campi d’azione veri di un partito politico. Un partito che operi per costruire davvero una nuova classe dirigente, deve dotarsi di strumenti di formazione adeguati. Occorrono scuole di alto livello, accessibili gratuitamente da parte degli iscritti.

Vogliamo un Pd che faccia uno sforzo per innovare i propri metodi e il proprio linguaggio. Promuovendo ad esempio l’utilizzo della rete, non solo come strumento di comunicazione politica, ma anche come canale di consultazione permanente dei suoi iscritti, affinché possano partecipare concretamente alle scelte politiche destinate ad incidere sulla lora vita. Vogliamo aprire le nostre porte: sì alla possibilità di iscriversi via internet al partito.

Vogliamo un Pd in cui il territorio conta e che perciò ricorra sempre e comunque allo strumento delle primarie per la scelta dei suoi candidati alle elezioni e soprattutto quando non è possibile esprimere una preferenza al momento del voto. Diciamo no, invece, al cumulo delle cariche elettive. Che ciascuno faccia una sola cosa e bene.

Vogliamo un Pd realmente federale, in cui i partiti regionali, federati a quello nazionale, possano decidere in autonomia scelte politiche e alleanze elettorali.

Vogliamo un partito con una struttura orizzontale, in cui i circoli non siano solo legati al territorio, ma anche a specifiche aree tematiche di intervento. Vogliamo che entrambi i tipi di circolo, territoriale e tematico, godano di pari rappresentanza nel partito.

Vogliamo un PD che restituisca alla politica il suo significato più alto, per restituire ai cittadini quella fiducia e quel rispetto verso la politica che è venuto da tempo a mancare. Vogliamo un PD che non abbia paura delle critiche e delle proteste della gente ma che sia capace di creare il consenso proprio attraverso un costante dibattito con il proprio elettorato.

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