Le elezioni politiche e il risultato del PD
Scritto il 3 maggio 2008 da Enrico Peroni
Categoria: Opinioni Lascia un commento
Vorrei analizzare le elezioni politiche. Avrei da dire un milione di cose ma cercherò di parlare del successo leghista, del perchè di questo successo, della crisi sociale italiana e dell’insuccesso del PD.
Partiamo dal Veneto, dal nord, dove c’è il trionfo leghista. La Lega ottiene il risultato piu grande della sua storia dopo le elezioni politiche 1996, dove però vinceva una Lega sola e autonoma, su cui si era riversato un voto anche progressista. Un voto di sinistra che ha fatto il suo ritorno sulla Lega, per altre logiche, nonostante l’alleanza con Silvio Berlusconi. Un voto di elettori di centro-destra delusi dai partiti nazionali e pronti a votare chi garantisce, con un capillare lavoro territoriale, sicurezza e affidabilità . La logica del voto leghista è quella di un rifugio, di una casa in cui ripararsi. Gli Italiani hanno paura del futuro, non riescono a comprendere i mutamenti sociali, non riescono ad accettare una società che in 15 anni è divenuta multietnica. Un’Italia paurosa per la propria incolumità fisica, non solo per il problema sicurezza ma anche per le tematiche economiche. Temi come le tasse e la sicurezza hanno superato, nonostante la crisi dei salari, tematiche che fino a 30 anni fa erano le principali per un operaio, per un cittadino poco abbiente. La Lega ritorna a sfondare nei ceti popolari, forse contro un PD e un PDL un po’ troppo imborghesiti e plastificati.
Ho il bisogno di scrivere, però, anche le motivazioni del cambiamento della società che hanno portato a questo risultato. Ho come la sensazione che tanti vorrebbero chiudere i confini per la paura del mercato, per la paura di quella globalizzazione per la quale servirebbero politici giovani e brillanti capaci di fare riforme economiche impopolari. Quelle stesse riforme che Prodi ha in parte fatto ma che non gli hanno consentito di completare. QUelle stesse riforme che Berlusconi forse vorrebbe fare, ma che significano ancora una voltà austerità , quell’austerità e quei sacrifici che gli Italiani non vogliono.
Questo secondo me è il tema centrale non di queste elezioni ma di tutta la cosidetta II repubblica. Gli italiani non accettano le riforme che i governi tentano di fare, gli italiani vogliono continuare a coltivare il proprio piccolo orticello, il loro ritaglio di identità e di privilegi, senza cercare un’unità del paese. Ricordiamoci come hanno reagito nel 2004 i sindacati alla proposta di Maroni di riforma del sistema pensionistico. Una riforma sensata.Una reazione eguale a quella di tassisti, benzinai e farmacisti nel 2006 al momento delle cosidette liberalizzazioni bersaniane.
Un’Italia, quindi, di piccoli privilegi intoccabili, di derivazione quasi medioevale, con una mentalità provinciale. Un’italai di differenze, di identità lontane. Berlusconi ha vinto 3 volte facendo leva sulle tante differenze, mettendole una contro l’altra e ottenendo voti da tutti. Prodi ha vinto 2 volte facendo leva sullo spirito unitario ma, non nascondiamocelo, è sempre stato minoranza (nel 96 abbiamo vinto perchè la Lega era sola, nel 06 abbiamo vinto con una armata Brancaleone).
E questa Italia delle differenze che non si vogliono ricomporre è, come ho spiegato, in crisi sociale, culturale prima ancora che politica. E non si può imputare al quasi 40% di under 25 che hanno votato Alberto da Giussano (Lega Nord) di essere ignoranti. Sono soltanto impauriti, e forse qualche ragione la hanno se non votano un partito, il PD, che è percepito (e forse è) conservatore.
Il Pd. Al di là della crisi sociale che non sa nè interpretare (cosa che invece Berlusconi fa) nè sfruttare (cosa che invece Berlusconi fa) nè risolvere (questo nemmeno Berlusconi lo sa fare) è un partito, come si diceva, abbastanza conservatore, che insiste, nel 2008, ad essere partito nazionale quando una nazione forse non c’è mai stata e quando la forza vera di DC e PCI fu quella di interpretare subculture differenti e identitariamente incomponibili.
Si è vero, recuperando a sinistra siamo cresciuti di 160000 voti e di 1.7% ma non basta ad una forza che mira a divenire la prima forza del paese e a governarlo da sola. Il nostro alleato, l’IdV, ha recuperato l’elettorato di sinistra volenteroso del voto utile. Ritengo, quindi, che il nostro recupero a sinistra sia stato in termini di coalizione ma non molto di partito. Insomma, in breve, abbiamo confermato quei 12 milioni di elettori che votano PD dal 1996 (nelle varie formulazioni dei precedenti PDS-DS e PPI-Margherita).
Il PD, quindi, non ha sfondato, ha perduto e a mio parere dovrebbe divenire, e parlo di quello che conosco, ossia il Veneto, davvero un partito federale, tornare a radicarsi nel territorio, tornare ad ascoltare, iniziare a lavorare davvero per la gente e tra la gente. Un partito che dia risposte chiare ai problemi che la Lega sa leggere e a cui dà risposte, ma che non sono le risposte adatte, a parere di un progressista come me.
Il PD, durante la campagna elettorale, appariva in un palazzo di cristallo, con un solo uomo, Veltroni,a riempire le piazze perchè comunque, e gliene va dato atto, è riuscito a rompere un muro di incomprensioni con i cittadini. Tanti speravano avesse fatto dimenticare l’arroganza e l’alterigia del governo Prodi. Il problema, però, è che la classe dirigente è rimasta quella del governo Prodi, una classe di 60 enni cresciuti nel PCI berlingueriano e nella sinistra DC, persone che hanno perso il contatto con la realtà e che meriterebbero un grazie, una stretta di mano e una pensione (possibilmente non come quella attuale!!). In questo modo con un soggetto politico che almeno non fa paura potremo tornare a vincere.
Serve, quindi, una rivoluzione nel PD. Un qualche uomo di mezza età , un 40 enne con esperienze amministrative, uno dei tanti dirigenti locali del PD nati nella decade 60 o 70, che sappia lanciarsi e sfidare l’attuale classe dirigente e ricostruire il partito nel territorio,una credibilità , dare un senso davvero di nuovo e di innovazione. Fare insomma quello che in Gran Bretagna ha fatto Cameron 2 anni fa portando oggi i conservatori al piu grande trionfo dall’epoca thatcheriana e quello che fece nel 2000 Zapatero nel PSOE vincendo un congresso contro la vecchia classe dirigente dell’epoca Gonzales per una manciata di voti e trasformando il partito socialista, consentendogli di vincere 2 volte di fila le elezioni. E non diciamoci bugie, non siamo una cultura diversa, non è vero che non si avrebbe consenso a 40 enni. Non è possibile che in tutto il mondo i 40enni scalpitino per fare i premier e qui rimangano rintanati. Serve il coraggio. E allora mi chiede se Manciulli, Paola De Micheli (assessore al personale a Piacenza, parlamentare), Chiara Braga, Alessia Mosca e molti molti altri perchè non vengono integrati nella Segreteria Nazionale, valorizzati, eletti capigruppo (nel PP in Spagna dopo questa sconfitta Rajoy è rimasto Segretario – anche se ci sarà un congresso – ma è stato obbligato a mettere come portavoce del gruppo Popolare al Congreso de los Diputados una giovane dirigente di 34 anni)
Ripartire, quindi, come ho anche detto nell’ultima assemblea cittadina del PD, dall’investimento sui giovani e dal radicamento nel territorio. Vecchi sistemi? Meglio cooptare giovani dalla società e fare un partito di plastica? Se credete questo riandatevi a leggere i dati elettorali dei comuni amministrati da giovani 35enni leghisti.
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