Pane e soppressa
Scritto il 19 agosto 2008 da Enrico Peroni
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Walter Veltroni si è svegliato. Dopo mesi di torpore e di politica vissuta pacatamente si rilancia con un articolo lungo, carino, ben sponsorizzato. Condivisibile in buona parte. Fuori dal mondo seguendo altre considerazioni.
Il segretario del Partito Democratico sostiene, in breve, che l’attuale società abbia perso la memoria collettiva e la speranza nel futuro, che i cittadini siano divenuti spettatori. Tutto vero, purtroppo. Le cause di questa crisi sociale sono molteplici. Un modello di società sbagliata, troppo legata a consumo e a risposte immediate, senza un minimo di lungimiranza. In sostanza, quindi, una società postmoderna? Effettivamente l’amico Walter non scopre molto di nuovo.
Negli anni 90 ci si era illusi (tutti) che l’ideale Liberale della diffusione della prosperità nel mondo senza contraccolpi per chi già era prospero fosse vero. Era un grave errore di cui stiamo pagando le conseguenze oggi. Economiche ma soprattutto ideali, non avendo più un’idea progressista spendibile in molti campi della vita umana.
Sono convinto, infatti, che l’estremizzazione di individualismo, egoismo sociale, mancanza di solidarietà , ritorno di vari generi di razzismo, paura siano evitabili, anche nella società odierna, in un solo modo: con il mantenimento degli standard di vita e di sicurezza sociale a cui la popolazione è abituata.
E’ sempre una crisi economica che fa venire alla luce gli aspetti più tragici di un modello sociale, qualsiasi esso sia. E la crisi economica italiana ed europea (occidentale forse è una parolona grossa) è una crisi lenta, forse inesorabile e purtroppo legata proprio alla probabile impossibilità di un intero pianeta prospero e felice. Sono anche io un inesorabile pessimista che non ha valori in cui credere e una società da sognare? Per fortuna (o purtroppo) no. Anche io credo vi sia degli ideali verso cui tendere, ma non si deve mai pensare che tali ideali siano raggiungibili altresì si cade davvero nell’idealismo, che provoca più disastri di quanti risultati buoni crea.
Veltroni sceglie un momento come questo, in cui effettivamente la crisi di memoria e progettualità del futuro dell’intera società sono ai minimi storici, perché ovviamente è oggi il momento in cui sono più evidenti tali aspetti negativi. Questo, però, è proprio il momento meno adatto per sostenere tali tesi. Anche io ripeto con forza, quotidianamente, che come partito politico dovremmo cominciare a dare un’identità , dei fini, dei sogni ai nostri militanti (in pratica anche a me stesso) e soprattutto ai nostri elettori. Ma una lettera di critica che non evidenzia nessuna reale via d’uscita, se non con qualche volo pindarico, dà speranze?
Gli italiani, in particolare coloro i quali si sentono assediati dalla povertà , hanno paura oggi e preferiscono alla filosofia i ben più concreti pane e soppressa. Quando dirigenti d’azienda che non trovano più lavoro vanno a mangiare alla Caritas (si legga qui ), quando il posto di lavoro lo perdi e non lo ritrovi più, quando lo stipendio rimane stabile mentre tasse e generi alimentari schizzano in alto, dei libri di filosofia o dei trattatelli su Repubblica puoi fartene gran poco.
In pratica Walter è confuso (e pure infelice). Non dà speranze ma solo critiche e quindi non fa battere il cuore del militante. Non dà risposte concrete ai problemi della gente (forse perché nessuno ora sa darle veramente, purtroppo) ma parla di filosofia, facendo citazioni che nemmeno Obama pensa nelle notti più tormentate.
Caro Walter, sono felice tu sia tornato pimpante alla guida del nostro partito e che almeno un’idea tu l’abbia espressa ma purtroppo (e lo dico davvero) gli italiani non sono tutti filosofi. Anzi, la maggioranza degli italiani è composta da pensionati, casalinghe, giovani e soprattutto lavoratori, quelli che dicevi “abbondantemente in piedi†agli spot alla radio durante la campagna elettorale. Ecco, costoro forse vorrebbero risposte vere, sincere, dirette su come uscire dalla crisi economica senza idee razziste e protezioniste di matrice leghista-tremontiana e senza idee liberiste di matrice berlusconiana. Le abbiamo, come democratici, delle risposte?
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