«I ragazzi hanno voglia di politica. Sapremo parlare all’Onda»

Scritto il 30 novembre 2008 da Redazione
Categoria: Giovanile 2 commenti

Riportiamo un’intervista al neosegretario dei Giovani Democratici Fausto Raciti.

Decine di migliaia di ragazzi alle primarie young dem, nelle stesse ore in cui a Rivoli si consumava la tragedia che investiva un gruppo di coetanei. Non può non partire dal dramma che ha interrotto la vita di Vito Scafidi il colloquio con Fausto Raciti, neo segretario dei giovani democratici.
Siciliano, 24 anni, ultimo leader della Sinistra giovanile, Fausto è stato votato dal 77% dei 120 mila ragazzi tra i 14 e i 29 anni che hanno visitato i gazebo. «Altro che fatalità – accusa – Non si tratta di palestre o di laboratori che mancano, ma del cedimento strutturale di un edificio pubblico…»

Alla Darwin hanno scritto: “Come possiamo crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?”, denuncia straziante.
«Non si può morire a 17 anni mentre stai a scuola. Serve un piano speciale per l’edilizia scolastica, prima di altre tragedie. Noi giovani democratici daremo voce a chi vuole acquisire nella sicurezza un sapere, a chi è stanco di non avere un lavoro, a chi non ha la certezza di una pensione, a chi porta sulle spalle il peso della crisi sociale. Si parla del licenziamento di 400.000 precari nelle prossime settimane. Anche su questo ci fa riflettere Rivoli».
Tra gli studenti c’è molta rabbia…
«In queste primarie ho ritrovato molti ragazzi dell’onda. Il movimento fa una richiesta di futuro che lascia indifferente il governo e spinge a ricercare risposte a sinistra. No, i ragazzi non sono lontani dalla politica. Da una politica che pensa solo alle utilità elettorali, semmai, dalla politica dello scontro. C’è grande voglia di partecipazione e di protagonismo. L’onda e le primarie segnano il riavvicinamento anche ai partiti».

Anche al Pd, malgrado le tensioni di queste settimane?
«È normale che nel Pd si discuta. L’importante è che lo si faccia nel rispetto e alla luce del sole. Ciò che avviene in questi giorni, semmai, rischia di descrivere un partito ripiegato su se stesso».

E il rinnovamento generazionale? Gli young dem si candidano per succedere ai “piu’ grandi” del partito?
«Non pratico la retorica di chi dice “fatevi da parte, è arrivato il tempo nostro”. Non c’è un’età anagrafica per il rinnovamento. La costruzione di nuovi gruppi dirigenti si fa con una battaglia di idee, proposte, iniziative».

Non è automatico che il segretario dei giovani democratici diventi leader del Pd…
«Guai a pensare che siccome oggi siamo i giovani democratici, saremo domani i dirigenti del partito. Ma il Pd deve creare le condizioni di un rinnovamento vero».

A proposito di rinnovamento, Irene Tinagli lascia “delusa” la Direzione Pd…
«Le ho chiesto di elaborare con noi il manifesto programmatico, un peccato se il Pd sprecasse quel talento».

La partecipazione alle primarie ha superato le vostre aspettative?
«120.000 votanti: molti di più degli iscritti alle vecchie organizzazioni giovanili. Ora, però, si tratta di parlare anche a chi non ha votato, stando nei territori, nelle scuole, nelle università, nei posti di lavoro».

Il Tavolo dei giovani democratici aveva accolto con perplessità la proposta delle primarie. Veltroni non aveva torto, alla luce dei risultati…
«Le primarie sono utile strumento che pure ha qualche limite. Alla prima assemblea nazionale discuteremo nel merito delle scelte, andando oltre una X accanto a un nome».

E sarà possibile un confronto “libero” dalle correnti Pd?
«In questa campagna elettorale non ho visto correnti. Si è mobilitato un pezzo di società. Sarebbe una follia parlare a quel pezzo di società separandola per correnti».

Ha vinto il candidato dell’apparato che poteva contare sulla struttura del partito?
«Un’organizzazione giovanile non ha un apparato, ma ragazzi che s’impegnano gratuitamente. Mi sono confrontato, semplicemente, con i giovani di questo Paese. Ce l’ho fatta perché non sono nuovo alla politica o forse perché ho girato più di altri. Ma è fuori dal mondo che io sia espressione dell’apparato».

C’è chi parla di brogli…
«Qualche intoppo organizzativo ci sarà pure stato, ma 120 mila ragazzi non si orientano con i brogli. Se ci fossero irregolarità, in ogni caso, sarei il primo a colpirle severamente».

[Ninni Andriolo, "l'Unità", 25 novembre 2008]

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Commenti

2 commenti a “«I ragazzi hanno voglia di politica. Sapremo parlare all’Onda»”

  1.   marco borin

      1 dicembre 2008 14:49

    GIUSTIZIA PER VITO…!!!!!!!

  2.   Catalan851

      2 dicembre 2008 16:21

    sbagliato dire che è stata una fatalità, fatalità è quando ti cade un meteorite in testa e non quando una tragedia era perfettamente evitabile… ma di certo è sbagliato dire che è successo per colpa della destra al governo

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