Un impegno per i diritti umani: la depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo
Scritto il 9 dicembre 2008 da Enrico Peroni
Categoria: Opinioni Lascia un commento
Il 10 Dicembre 1948 veniva firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Sessanta anni dopo siamo qui a ricordarla, consci dell’attualità delle parole scritte in risposta agli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante sia passato più di mezzo secolo, infatti, la totalità dei diritti umani inalienabili stipulati nel Trattato sono esplicitamente disattesi o ostacolati in molti, troppi Stati.
Per questo evento, di capitale importanza, l’Unione Europea all’unanimità ha deciso di puntare su un argomento fondamentale per la piena realizzazione dei diritti umani e civili delle donne e degli uomini del nostro Pianeta: la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo.
La presidenza francese dell’UE si è fatta quindi carico di questo impegno comune di tutti i Paesi Europei e ha sostenuto attivamente la necessità di un chiaro segnale contro l’omofobia di Stato. Nel mondo, infatti, sono ancora 91 i paesi nei quali l’omosessualità è un reato, tra i quali in ben 8 paesi è prevista la pena di morte. Ogni giorno uomini e donne, per il semplice fatto di essere omosessuali, vengono imprigionati, torturati, picchiati e uccisi. Nessuno mi potrà far dimenticare l’esecuzione di due diciottenni nella pubblica piazza di Teheran, nel Luglio del 2007.
Serve, quindi, un segnale. Nella speranza che questo segnale venga dato dall’Assemblea dell’ONU oggi, in tutta Europa sono nate iniziative a sostegno dell’impegno comunitario a difesa dell’inalienabile diritto a non essere discriminati per il proprio orientamento sessuale. Per fare un esempio concreto solamente su Facebook (la principale community sul web) in 3 giorni sono state quasi 20 mila le persone che si sono associate alla causa (Support decriminalisation of Homosexuality at UN!).
In questo contesto è sconvolgente la posizione espressa dallo Stato Vaticano, che sostiene che il documento presentato dalla Francia a nome dell’UE aggiungerà “nuove categorie protette dalla discriminazione senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni” . Una posizione contraria allo storico impegno del precedente Papato in favore dei Diritti Umani e che si posiziona nello stesso solco della contrarietà ad un’altra proposta in ambito di Nazioni Unite a favore della difesa delle persone disabili. Per questo motivo diverse manifestazioni hanno avuto luogo in varie città italiane ed europee contro le posizioni del Vaticano, consci che queste sono le posizioni di una piccola e lontana gerarchia e non della maggioranza del mondo cattolico.
Oggi, quindi, a 60 anni dalla storica dichiarazione di Parigi che diceva chiaramente, all’articolo 2, che “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione “, il mio pensiero andrà ai rappresentanti di quei paesi che si stanno battendo, e tra questi c’è il nostro Paese, perché i diritti di tutte le omosessuali e tutti gli omosessuali del mondo vengano difesi in ogni Stato del Mondo: perché nessuno deve essere incarcerato, picchiato o ucciso per il proprio orientamento sessuale, in nessun angolo del pianeta!
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